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Arrivo 22-04-2018
Partenza 29-04-2018
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Il Dammuso pantesco, testimone di storie di vita

Tutto quanto detto sul dammuso, richiama l'attenzione dei paesaggisti, architetti e ingegneri, costituisce motivo d'orgoglio per il pantesco che in questo territorio ha le proprie radici. Se la pietra ha costituito da sempre la materia prima per l'antropizzazione di un paesaggio singolare, dove il dammuso - sia esso rurale, di abitazione o gentilizio - rappresenta il suo emblema, l'anima che sempre ha dato vita alle sue stanze e ai suoi muri spessi è quella dell'uomo. Gli abitanti dell'isola hanno sempre aguzzato il proprio ingegno per proteggere se stessi e tutti i membri della famiglia dalle insidie della natura, adattandosi all'ambiente senza lederlo nella sua integrità. Con un profondo senso del dovere, il pantesco è riuscito a tenere stretti a sè la moglie e tutti gli altri membri della sua famiglia, accomunandoli nel rispetto del senso del dovere e del piacere. In una comunità in cui tutti si conoscono non poteva mancare non solo la collaborazione tra parenti, ma anche con il vicinato, sempre pronto ad aiutare e a manifestare la propria solidarietà in ogni momento del giorno e nelle varie stagioni dell'anno.

L'arduo lavoro della terra, così come la costruzione della propria abitazione, ha visto il popolo dell'isola sempre unito nel lavoro, con il desiderio di realizzare qualcosa di duraturo che potesse rendere la vita di ciascuno più agevole. L'uomo che si recava nella sua terra e la lavorava con sapienza ed estrema cura era molto atteso, la sera, dai suoi figli e dalla moglie, e trovava il focolare sempre acceso e una cena pronta a ripagarlo delle sue fatiche. Tutte le verdure dell'orto e i vari frutti di stagione che gli agricoltori portavano a casa venivano cucinati e conservati dalle loro donne con abilità e maestria. Le mogli, d'inverno, non seguivano i loro uomini nei campi, ma d'estate erano le prime ad alzarsi al mattino per la raccolta dei capperi e per la vendemmia.

All'interno dei muri massicci del dammuso risuonavano i sospiri d'amore della donna quando durante la prima notte di nozze, nell'alcova, per la prima volta offriva al proprio marito la sua veriginità. La trasparenza di una tenda a filet celava il suo pudore, inaugurando la sua nuova vita di dedizione assoluta all'uomo che la neo-sposa aveva scelto o che i suoi genitori avevano trovato per lei. Nell'alcova, gli sposi per la prima volta scoprivano il sapore di un bacio e lì erano ospitati i cuori pulsanti della coppia, ricchi di sentimenti e sensazioni che chi non li ha mai provati non può capire.
Per l'essere umano i grandi accadimenti passano come meteore, mentre la scansione - per diem et per horam - determina il reale flusso del tempo. Ed è proprio lì che va cercato il sapere di un tempo amato che ritorna con tutta la sua dolcezza per continuare a essere riproposto.

Dal libro "Pantelleria e i suoi dammusi" di Antonietta Valenza, D.Flaccovio Editore

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