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Il Carnevale a Pantelleria: danze e tradizioni

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(foto pantellerialink: una serata di Carnevale al Circolo Trieste, in c/da Khamma, negli anni '70)

Continua a tramandarsi di generazione in generazione un "modus" di festeggiare il carnevale a Pantelleria che risale a circa un secolo fa prima delle due grandi guerre che hanno sconvolto la vita socio-economica  e politica dell' isola, senza però abolire il gusto del divertimento nella popolazione isolana cosi desiderosa di mantenere forti i legami tra le comunità delle diverse contrade.

La tipologia geografica dell'isola, costituita dal centro dove risiedono le istituzioni e dalle numerose contrade dislocate in tutto il territorio e più o meno vicine tra loro, ha fatto si che si sentisse  forte il bisogno di creare in ognuna di esse, dei luoghi di riunione sia religiosi che civili , affinchè in ognuna  ci fosse autonomia e capacità di riunioni assembleari, per discutere i maggiori problemi evidenziati all’ interno delle comunità stesse. Sorsero così in ogni contrada le chiesette di campagna e i circoli, costruiti dagli abitanti che ancora oggi rappresentano un modo di comunicare e discutere i maggiori problemi dell’isola.

I circoli rappresentano dunque una presenza costante per manifestare la solidarietà ad un socio che ha concluso il suo ciclo di vita, ma rappresentano anche momenti conviviali e di divertimento soprattutto in questo periodo, offrendo ai soci e a quanti vogliono salutare, con la loro presenza, gli amici di altri circoli, la possibilità di ballare fino al mattino, al suono di orchestrine locali. Il Carnevale ha una durata di 3 mesi, complessivamente sette sere di danze. Si balla in ogni circolo una volta a settimana  in serate diverse e culmina il martedi grasso con la sfilata di carri e maschere a tema.  E ancora molto sentito nelle contrade dove si balla fino alle prime luci dell'alba e poi si va presso la casa di qualcuno a fare la consueta spaghettata. Un tempo si andava a suonare anche con oggetti rudimentali, dietro le porte di giovani sposi o gente che non era andata a ballare quella sera o si era ritirata anzi tempo, per prendere il caffè o farsi fare gli spaghetti con aglio, olio e peperoncino. Non c'era l' usanza dei carri, ma ogni sera nei circoli erano ammesse le maschere fino alle undici e ci si vestiva in maschera con roba trovata nei bauli delle nonne e nei cassettoni, con abiti strani, nati dalla fantasia della gente, che comunque coprivano interamente e non bisognava farsi riconoscere. Era un modo per quanti erano a lutto per la morte di un congiunto di divertirsi senza che il vicino lo sapesse, in quanto erano critiche e dicerie tipiche di un piccolo centro.

 

donzelleIl carnevale allora come oggi dava l' opportunità di nuove relazioni e conoscenze. Proprio durante questo periodo ci si innamorava e con zelo le ragazze in età da marito sedute tutte in file di sedie ad esse riservate, aspettavano che i ragazzi , con i dovuti inchini, venissero a chiedere di ballare con loro. Era una trepidazione unica, essendo quello l' unico contatto fisico che una ragazza poteva avere con un uomo , prima delle nozze. Anche adesso per molte ragazze, il carnevale rappresenta un modo di relazionarsi e fare amicizie che poi possono avere un seguito nella conoscenza e nelle relazioni. Quello che più colpisce, osservando l’ ambiente carnascialesco in uno dei circoli di campagna è la goliardia tra i partecipanti : sono tutti contenti e le coppie ballano i balli tradizionali del liscio, volteggiando euforici e dimentichi delle tribolazioni della vita. Si riscopre la semplicità di tempi e luoghi, quando la vita di campagna scorreva lenta con ritmi umani e se la neve ricopriva la vetta della montagna come in questi giorni e la terra imbevuta di acqua non consentiva di essere lavorata, allora era davvero festa, perché dopo una notte di balli con l’ euforia che solo Bacco, riusciva a dare, si poteva dormire tranquillamente, l indomani, nessun padrone richiedeva la dovuta giustificazione.

Antonietta Valenza