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Arrivo 19-04-2026
Partenza 26-04-2026
Ospiti Adulti: 2 Bambini: 0

Viaggio nella mia terra

Il mondo è un libro, e quelli che non viaggiano ne leggono solo una pagina” (Sant’Agostino)


Un luogo suscita interesse quando gli uomini che lo hanno abitato sono riusciti a star bene in esso perché hanno capito la sua importanza e lo hanno amato a tal punto che lo hanno fatto proprio con l’orgoglio dell’appartenenza. Il luogo di cui oggi vi voglio parlare è un’isola posta al centro del Mediterraneo, crocevia di popoli che l’hanno conosciuta, che l’hanno abitata, che in essa hanno trovato una terra fertile da cui hanno tratto quanto necessario alla vita. Essa è Pantelleria: un’isola circondata da un mare dai colori caraibici, ma ahimè questo mare dai suoi abitanti è stato sempre visto come fonte di pericolo, gli hanno dato le spalle e hanno rivolto il loro sguardo alla terra.La terra un bene essenziale, capace di sogni e di illusioni, tante fatiche, perché ogni fazzoletto di terra, ricavato dal vulcano è stato recintato con muretti di pietra lavica determinando un paesaggio degno di essere osservato.

L’isola si estende per 83 kmq e presenta un entroterra interessante perché durante le varie fasi di eruzione del vulcano, l’ultima risale al 1891, si sono create le Kuddie, coni vulcanici che non superano i 400 mt di altezza, una Montagna grande alta 836mt, il Monte Gibele alto 700 mt. un Lago alcalino “U Vagnu”,conosciuto oggi come “Il Lago di Venere” che occupa il cratere di un vulcano spento e viene alimentato da sorgenti di acqua calda e dall’acqua piovana.

Numerose le manifestazioni di vulcanesimo secondario, e incredibilmente bello il paesaggio, puntellato da gioielli di pietra lavica “ I Dammusi” ,che esaltano la grande bellezza isolana, si mimetizzano nei terrazzamenti e rappresentato esemplari ,degni ancora oggi di essere conosciuti ed abitati per le loro peculiarità di eco sostenibilità ed estrema maestria. In un luogo privo di pozzi di acqua potabile, si è dovuto pensare a costruire le cisterne per la raccolta di acqua piovana, i dammusi sono stati costruiti con i tetti a cupola, capaci di convogliare l’acqua nelle cisterne, attraverso un sistema di canalizzazione e spesso accanto al dammuso, è stato costruito un giardino che custodisce al suo interno un albero d’agrumi e lo ripara dal vento eccessivo che spesso soffia senza sosta. Ogni cosa nel territorio è al suo posto, perché l’abitante isolano ha sempre osservato la natura e ha saputo instaurare con essa un connubio d’intesa e di amore.

Durante le varie eruzioni, il vulcano ha rivestito la terra di rocce dure basaltiche o di rocce più morbide di tipo ignimbrite e allora ogni pietra è stata lavorata con attrezzi speciali, ogni suolo è stato studiato per poter impiantare il cotone o seminare il grano. Quando gli arabi si fermarono per tre lunghi secoli nell’isola hanno impiantato nelle conche la Vite di Uva Zibibbo per ripararla dal vento e far si che l’acqua dei mesi invernali potesse dare sostegno alla pianta anche nei mesi di siccità e di estrema calura estiva. Oggi questa vite ad alberello, divenuta nel 2014 patrimonio dell’Unesco, rappresenta un bene di eccellenza e da sempre l’isola è stata conosciuta per questo e per il Cappero che sono stati gli unici prodotti ad assicurare un reddito al suo abitante.

Il nome di Pantelleria rappresenta quindi nel mondo un luogo dove Il Celebre Passito costituisce richiamo per quanti amano questo vino liquoroso, da dessert e da meditazione. Sorseggiare un buon passito la sera al tramonto sulle Cupole dei dammusi è un’esperienza emozionante che difficilmente può essere dimenticata e quel luogo resta nel cuore di ciascuno se ancora di più è avvalorato dalle narrazioni di chi è cresciuto in questa terra e sa quanta dedizione e fatica c’è nella creazione di questo delizioso alimento.


Quando giunge il tempo della vendemmia, attraversare le piane di Ghirlanda e di Monastero, rappresenta uno dei momenti più pregnanti della vita sull’isola per chi ha scelto di conoscere il vissuto del suo abitante e il grande patrimonio di umanità ancora presente nel territorio. Le piane si presentano alla vista nelle prime ore del giorno, velate da una sottile nebbia che avvolge tutto il paesaggio coltivato a vigneti di uva zibibbo. Si ascolta il vociare dei contadini che vendemmiano, anche le loro figure sono avvolte nella sottile nebbia. Poi d’improvviso, il sole fa capolino tra le nuvole e le Piane acquistano un volto nuovo, indicibile quasi perché nella totalità emergono le figure dei contadini intenti a vendemmiare: tagliano grappoli succulenti di uva e la sistemano in ceste("cuffina") intrecciati con le loro mani e stracolmi, pronti per essere trasportati nelle cantine isolane o nei loro Dammusi di campagna dove hanno costruito “Il Palamentuin tufo battuto per pigiare l’uva che scende poi nel “Palaturi” dove le bucce dell’uva in macerazione saliranno a galla per lasciare posto al mosto. Questo, grazie ad una pressa manuale “U Trappitu” verrà filtrato e deposto in coffe e tini, deposto in botti di legno e fatto fermentare fino a raggiungere la giusta gradazione. E così sarà data la vita al nettare degli dei, i vini bianchi e passiti di cui l’isola va fiera. I grappoli che si intrecciano sui tronchi, vengono staccati con delicatezza dalle grandi mani di chi ha lavorato un intero anno e vengono osservati, quasi baciati dalla fatica di chi sa quanto grande deve essere l’amore per un lavoro che solo loro, gli abitanti dell’isola hanno saputo apprendere dai loro padri. E adesso desiderano tanto poter tramandare ogni tecnica di potatura e tutto i loro saperi alle future generazioni. Nel loro sudore, ma nei loro occhi pieni di gioia comunicano l’orgoglio di essere cresciuti in quella terra che li ha nutriti e come madre continua a farlo. Gli acini dell’uva che di tanto in tanto portano alla bocca per avere ristoro della fatica e dal caldo di una giornata estiva, sono dolci e sanno di gioia e di grandi soddisfazioni

La vendemmia rappresenta un rito nelle abitudini di vita dell’abitante pantesco e coinvolge tutta la famiglia e l’intera comunità. L’odore del mosto si spande in ogni sentiero che attraversa il territorio e riporta alla mente chi prima di noi ha attraversato quei sentieri con il suo asino carico di uva pregiata. Dall’uva si estrarrà il mosto per la vinificazione di tutti i vini doc che nell’isola vengono imbottigliati, le donne prepareranno le marmellate, il miele d’uva, il vino cotto e il mezzo cotto che serviranno per preparare i dolci natalizi e la mostarda.

Un lavoro incessante e continuo nella terra di Pantelleria, dove ognuno gioca la sua parte. Anche chi per scelta o per caso ha avuto la fortuna di attraversare il territorio dell’isola durante una giornata di vendemmia, porterà nei suoi occhi gli sguardi consapevoli e bonari di chi ringrazia la propria terra per avergli insegnato la fatica, ma anche la soddisfazione di appartenere ad un luogo dove sono le sue radici.

Nel divenire Parco Nazionale Isola di Pantelleria, è stato coniato il motto “Dove anche l’umanità è patrimonio”. Niente di più appropriato poteva essere detto. Ogni istante del giorno e delle stagioni che si alternano e susseguono col trascorrere del tempo, evidenziano sempre più la coerenza di un’interpretazione e premiamo i sacrifici di generazioni.


Prof.ssa Antonietta Valenza

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