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Arrivo 21-10-2018
Partenza 28-10-2018
Ospiti Adulti: 2 Bambini: 0

Pantelleria dagli anni '70 ad oggi

Gli anni '70 hanno determinato un grande interesse per l'isola da parte di industriali del nord, artisti e giornalisti, persone che si sono innamorate dei supremi silenzi di una natura che impera sull'uomo e lo riporta continuamente alla sua dimensione di finitezza. Questa terra è fonte di sogni, di illusioni, di utopie e di promesse. Chi per la prima volta giunge nell'isola può amarla o odiarla subito: Pantelleria è una terra che richiede energia a chi voglia conquistarla pian piano ed entrare nei segreti del suo cuore di lava. E quando ciò avviene, difficilmente si sa resistere al suo fascino.

L'isola rapisce il cuore di quanti in essa ritrovano se stessi nella libertà del pensiero e nella capacità di trarre dagli spettacoli che la natura sa offrire nuova vitalità e tanta gioia di vivere. La solitudine che molti scelgono per le loro vacanze non è una fuga: costituisce un incontro dell'uomo con la terra e con le pietre dell'isola, che hanno una loro voce e testimoniano la capacità umana di riuscire sempre a trovare un incontro con la natura, per trarre da essa insegnamenti di vita. E così, nei profondi silenzi della notte, di fronte ai superbi tramonti del sole o alla luminosità del cielo stellato, è possibile ascoltarsi e placare l'ansia di ritmi a volte troppo celeri che allontanano gnuno dalle relazioni con l'altro. Questa terra è custode di un affascinante passato e i suoi abitanti manifestano ancora la capacità di accogliere e ospitare quanti la scelgono come meta delle loro vacanze.

Chi decide di vivere in un dammuso capisce che questo manufatto, pur così longevo, manifesta un'attualità sorprendente ed è capace di conferire pace e benessere al fisico e all'animo.
Per circa un ventennio, l'isola è stata oggetto di molto interesse e i dammusi più antichi che il pantesco aveva abbandonato perchè era emigrato o perchè aveva deciso di spostarsi in aeree del territorio più vicine ai servizi, sono stati tutti acquistati, dando il via ad opere di ristrutturazione che li hanno trasformati in ville fantastiche con giardini lussureggianti. Molti dei dammusi rurali presenti in proprietà abbandonate sono stati ingranditi sfruttando i metri cubi del terreno circostante e molte terre incolte sono state acquistate per realizzare nuovi dammusi.

Le nuove costruzioni continuano, sebbene le tecniche costruttive non siano più le stesse: la pietra rimane tuttora la protagonista, ma è utilizzata solo per il rivestimento delle pareti esterne; quelle interne vengono realizzate con blocchetti di calcestruzzo, seguendo le norme previste da un piano paesastico, e lo spessore delle pareti varia dai 50 ai 60 cm. I muri vengono cinti con un cordolo di cemento armanto, capace di contenere la spinta delle volte. L'architetto Salvatore Parisi conferma che "l'utilizzo della pietra tagliata con cui soprattutto dagli anni '50 in poi furono costruite le parti aggiunte al vecchio dammuso o realizzate ex novo, riduce molto lo spessore della muratura e permette un migliore comportamento statico delle pietre che scaricano a terra il carico delle coperture a volta dei singoli ambienti. Si è reso necessario, inoltre, tenere conto delle recenti leggi antisismiche e fare in modo che la fondazione del dammuso sia in cemento armato per trasmettere le forze al terreno in maniera stabile e uniforme.
Occorre costruire le scatole murarie, cioè i muri portanti, con blocchi che siano distanti dagli angoli almeno un metro. Una volta realizzate le fondamenta, si procede con i muri portanti, in cima ai quali si crea il cordolo di cemento armato ad anello che ha l'onere di trattenere la spinta creata sui muri della cupola. Questo nuovo procedimento di muratura accelera i tempi di costruzione e riduce i costi di manodopera, anche se determina una notevole diminuzione dell'inerzia termica e comporta quasi necessariamente l'intonaco esterno. Molti dei dammusi che oggi vengono costruiti ex novo rispondono perfettamente alle leggi imposte dalla soprintendenza che, in collaborazione con i progettisti, cerca di non fare alterare il paesaggio, realizzando strutture che somiglino ai vecchi dammusi soprattutto nella lavorazione della pietra che li riveste. ma ciò dipende molto dalla capacità dei muratori e dalla sensibilità di chi costruisce la sua abitazione. Non è molto facile trovare le pietre di rivestimento, e spesso si utilizzano quelle del luogo in cui sorge il manufatto, poichè la regione ha deliberato la chiusura di tutte le cave di pietra alle quali liberamente attingeva l'abitante pantesco".

Il paesaggio dell'isola, nonostante la proliferazione delle costruzioni a dammuso anche  in plessi turistici che hanno sfruttato le agevolazioni regionali, non è stato deteriorato, nè ha perduto la sua caratteristica di luogo che alla lavorazione della pietra e all'esperienza di abili muratori affida anche il suo presente e la realizzazione futura di costruzioni tipiche.

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