Che Pantelleria sia conosciuta in Italia e nel mondo per il suo celebre passito, non ci sono dubbi anche perchè prima di arrivare alla produzione di questo nettare degli Dei, sono trascorsi miglia di anni, da quando i Fenici per primi hanno introdotto nel territorio le viti di uva Zibibbo da cui traevano il moscato d'Alessandria. In quanto isola al centro del Mediterraneo, Pantelleria ha visto approdare nelle sue coste molti popoli che hanno cercato di fare del vulcano un'isola di terra dalle grandi potenzialità, specie per dar vita ad eccellenze che ancora oggi costituiscono l' orgoglio dell'appartenenza del contadino pantesco. E' stato proprio lui ad osservare il clima isolano e la sua biodiversità, riuscendo a stabilire con la sua terra un connubio di intesa, a creare delle buche profonde 40/ 50 dove poter piantare la vite, a capire come farla crescere al riparo dei forti venti, ad imparare come fare le potature ed infine quanti raccolti fare per trarre la massima resa sotto l'aspetto economico. Non a caso il Parco Nazionale recita: Pantelleria, dove anche l'umanità è patrimonio. Si perchè tutti, sia i ragazzi che le donne e gli uomini, hanno sempre avuto la terra come bene prezioso: la vite consentiva di avere una ricchezza impari su circa 5.000,00 ettari di terra coltivata a vitigno su un territorio tratto dal vulcano, di 85Kmq. Un esempio impari di scelte e lavoro costanti durante tutto l'anno per recintare con muretti a secco le terre ,riconosciuti patrimonio immateriale Unesco. Una decisione importante, intesa come atto di riaffermazione della ricchezza culturale che va al di là di ogni confine tangibile e abbraccia tradizioni, riti e saperi che hanno il compito di definire l'anima di una civiltà.
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