Pantelleria: isola di terra e di pietre - Vivere Pantelleria
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Arrivo 04-06-2020
Partenza 11-06-2020
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Pantelleria: isola di terra e di pietre

Già nell’età del bronzo, l’isola fu abitata da un’antica civiltà dedita all’agricoltura, all’allevamento, alla caccia e alla pesca sottocosta. Questa civiltà era costituita da uomini che hanno deciso di abitare un luogo per vantaggio di posizione, il centro del Mediterraneo appunto.

Nonostante esso fosse un “desertus et asperrimus locus”, così Pantelleria fu descritto da Seneca, sterile e sferzata dalle onde del Mare Libico nelle parole di Ovidio, tutti i popoli che da allora si sono succeduti, sono riusciti a creare un tipico paesaggio colturale che nei millenni ha realizzato la cultura di una comunità, dando vita a soluzioni di assoluta originalità:
1- La biodiversità con la realizzazione dei terrazzamenti che si inerpicano fino ad un’altezza di 700 mt.
2- L’utilizzo della pietra per la realizzazione del Dammuso Terrano, come rifugio prima dell'uomo, poi dell’asino, suo insostituibile compagno di lavoro e mezzo di locomozione.
3- Realizzazione del Giardino Pantesco per la custodia egli alberi da frutto ( arancio, limone, mandarino, cedro).


Il paesaggio della pietra a secco, di straordinaria bellezza e fascino estetico, risulta essere di grande impatto scenico e per queste peculiarità che testimonia l’attività umana e agricola degli abitanti dell’isola, il Paesaggio della pietra a secco di Pantelleria, è stato incluso all’interno del Registro Nazionale dei paesaggi rurali e storici, patrimonio immateriale dell’Unesco.

Questo paesaggio è stato realizzato dall’uomo nei millenni di storia che vanta l’isola per la volontà infinita di quanti hanno strappato la terra al vulcano e utilizzato la pietra per recintare la proprietà: così il paesaggio agli occhi di chi lo osserva con attenzione è formato da piccoli appezzamenti di terra che assumono nomi svariati a seconda della loro ampiezza ( Margettu, Tanca, Garca),nei quali è stata impiantata la vite ad alberello di uva Zibibbo, dando vita ad una pratica agricola che può ritenersi eroica proprio perché vive in condizioni ambientali estreme e richiede cure costanti e un’attenzione continua a tutte le vicissitudini della natura coi suoi mutamenti climatici: la presenza di un vento costante e spesso l’estrema siccità. Il 26 Novembre 2014 a Parigi, la vite ad alberello di Pantelleria, viene iscritta nella lista dei beni Patrimonio dell’Umanità.

La tecnica di coltivazione fu introdotta dai Fenici e poi perfezionata e tramandata nei secoli attraverso istruzioni pratiche e orali in dialetto locale da generazioni di vinai e contadini dell’isola di Pantelleria. Oggi 3.000 abitanti continuano a coltivare piccoli appezzamenti di terra, dove nelle conche viene impiantata la vite ad alberello di uva Zibibbo, usando le antiche pratiche in condizioni estreme per avere gli splendidi frutti, capolavori della natura vulcanica dell’isola e del lavoro incessante degli agricoltori.

L’isola, dal punto di vista geografico, occupa una posizione limite e per questo dominata da due venti principali, il maestrale proveniente dal nord Italia e lo scirocco proveniente dal Mgreb. Fu chiamata infatti Bent-el Rhià, figlia del vento, caratterizzata da una scarsa piovosità, compensata da una grande umidità assorbita dalla pietra a secco e poi rilasciata durante il giorno. La tecnica di coltivazione della vite, per meglio adattarsi alle caratteristiche del territorio di Pantelleria, prevede diverse fasi che si basano sulla creazione di buche nel terreno profonde circa 20 cm e vede il vigneto prendere la forma di piccoli alberelli all’interno di queste conche. L'umidità della notte che vi si raccoglie e non si disperde, nutre la pianta, mentre il sistema di potatura fa si che la pianta si sviluppi con un andamento orizzontale e quasi strisciante sul terreno, in questo modo la vite sopravvive al vento che costante soffia e alla siccità. La tecnica di coltivazione prevede molte fasi. Il terreno viene preparato, livellandolo e scavando una buca dove viene impiantata la barbatella. La cavità viene costantemente rimodellata per garantire che la pianta stia crescendo nel giusto microclima.

La varietà prevalente è quella dello Zibibbo, con un ceppo alto circa 10/15 cm tralci molto corti con una o due gemme, e tralci da quattro a dieci gemme della lunghezza di 1mt.. Le piante vengono piantumate alla distanza di due metri l’una dall’altra con una densità di 2.500 piante per ha. a varietà dello Zibibbo fu probabilmente già introdotta con la dominazione musulmana ( a Palermo nell'XI sec. esisteva una locanda dello Zibibbo), anche se il termine arabo Zabib indica l’uva passa. La viticoltura oggi è estesa su poco più di un decimo di ettari, mentre tra il 1929 e il 1964 risultavano in colture oltre 5.000 ha. in gran parte nelle terrazze delle Kuddie (colline) e nelle piane di Ghirlanda e Monastero.

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