Il 2024 ha segnato nella storia isolana un passaggio importante: L’ Unesco ha riconosciuto la pratica agricola della vite ad alberello quale patrimonio immateriale. Gli agricoltori isolani sono stati riconosciuti i veri custodi dei terrazzamenti e dei muretti a secco che recintano le proprietà di circa 5.000,oo ha di terra coltivata a vigneto. Da sempre l’isola è stata vocata all’agricoltura e la coltivazione di Uva Zibibbo è stata quella che ha dato tante soddisfazioni all’agricoltore, ma soprattutto ha consentito allo stesso di instaurare con la sua terra un connubio di intesa e di rispetto, studiare il clima e capire i limiti dell’uomo nel rispetto dei cicli stagionali e di come ogni pratica agricola doveva tenerne conto :er questo l’impianto della vite nelle conche e la doppia potatura durante l'anno. Tutto questo non per voler indicare il contadino pantesco come diverso da tanti altri che vivono e praticano quest’arte, ma per affermare la capacità dell’uomo in una terra estrema, al centro del Mediterraneo, di sopravvivere anche ai cambiamenti climatici e alla siccità che in ogni tempo si è avuta. Per un insieme di fattori e coincidenze, scambio ed incrocio di culture, l’agricoltore ha saputo resistere senza mai forzare quella barriera che la natura impone. Oggi parliamo tanto di agricoltura eroica e lo stesso Parco Nazionale di Pantelleria ha capito il grande lavoro che nell’isola hanno realizzato i suoi abitanti, antropizzando un territorio che ancora oggi rappresenta l’orgoglio dell’appartenenza dell’abitante di Pantelleria.
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